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La caratteristica che rende questa pianta impareggiabile è la doppia corteccia che caratterizza il tronco. Uno strato più interno viene chiamato "madre" e da questo si genera uno strato più esterno, una seconda corteccia, che avvolge il tronco proprio come un vestito: questo secondo rivestimento è costituito da un materiale morbido, elastico e spugnoso conosciuto col nome di sughero. Questo strato serve a proteggere la pianta dagli agenti esterni e garantisce la traspirazione, ma, cosa più importante, protegge il tronco dalle fiamme, in quanto carbonizza in superfice e preserva il resto della superfice vitale dell'albero in caso di incendio senza comprometterne le funzioni. Caratteristica che predispone questo materiale all'utilizzo privilegiato tra i materiali ignifughi. L'area mediterranea rappresenta l'habitat ideale per quest'albero e infatti la maggior parte degli impianti si trova in Italia(Sardegna, Sicilia e Toscana), Corsica, Spagna, Marocco e Algeria. Fa eccezione il Portogallo che, pur non essendo un Paese propriamente mediterraneo è il maggior produttore mondiale ed esportatore di sughero.
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L'utilizzo del sughero risale a tempi antichissimi, già gli egizi, i greci e gli antichi romani conoscevano le qualità di questo materiale usato per fare galleggiare le reti da pesca, nella produzione di calzature dalle suole naturalmente ammortizzanti, per tappare i contenitori per trasportare olio e vino. Grazie alla bassa conduzione di calore veniva già utilizzato nella costruzione delle case, abitudine che ancora oggi osserva il Nord-Africa, mentre i nostri monaci medioevali rivestivano le pareti delle stanze per proteggerle dal freddo in inverno e dal caldo in estate. Anche se il successo di questo materiale ecologico per eccellenza è legato al tappo per bottiglie da vino, la versatilità del sughero non ha limiti e il suo uso nei manufatti domestici, nell'artigianato è stato diffusissimo soprattutto nelle comunità agropastorali: contenitori, vasi, secchielli e coppe ma anche utensili e strumenti di lavoro, sgabelli e i primi alveari venivano costruiti con questo materiale elastico e isolante. In molte località della Sardegna ancora oggi si producono numerosi oggetti di sughero che rievocano usanze del passato, mentre in Portogallo sono riusciti a ricavarne un tessuto.
Il sughero non si deforma e non si decompone, è inattaccabile dalle muffe, dagli insetti e dai roditori i quali lo trovano indigesto. Queste qualità lo rendono un materiale resistente e adatto a molteplici impieghi addirittura nei tubi idraulici e nei motori, nelle solette per calzature e nelle tomaie, nei rivestimenti edili per gli isolamenti bioclimatici ed acustici: la particolare elasticità e il peso specifico lo rendono idoneo ad isolare gli ambienti dai rumori con azione dissipante nei confronti delle onde sonore. Sempre grazie alla sua elasticità viene utilizzato nei rivestimenti delle plance e nei pavimenti, in pannelli o in piastrelle. Dal 1950 è stato spesso installato in ristoranti, palestre e in tutti i luoghi dove è obbligatorio lavorare molto in piedi, oppure, nelle situazioni dove è necessario prevenire reazioni allergiche. Tipologie più recenti di lavorazioni rendono la scelta del sughero in edilizia un opzione ecologia e naturale, confortevole, economica e facile da pulire poichè non assorbe polvere né sporcizia.
La raccolta del sughero è un raro caso in cui l'industria e l'economia sono in linea con il rispetto dell'ambiente. Il processo di raccolta dalle querce da sughero comporta l'estrazione della materia prima dal tronco, che avviene tra i mesi di maggio e agosto, quando la corteccia può essere più facilmente tolta dall'albero senza causare danni agli strati sottostanti. Questa operazione viene effettuata con una scure e coltelli speciali, la cui affilatura è affidata a specialisti, gli scorzini. La porzione di corteccia da rimuovere viene profilata sui quattro lati dai coltelli e viene poi rimossa con il manico della scure facendo attenzione a non ittaccare gli strati sottostanti. La decorticatura, avviene ad intervalli regolari di 10/12 anni quando il tronco raggiunge la circonferenza di 30/40 cm e cioè quando l'abero ha 25 o 26 anni e la corteccia è sufficentemente spessa da poter essere lavorata. La prima estrazione si chiama scorzatura e produce il cosidetto sughero vergine o sughero maschio o sugherone, che rappresenta il 15% della produzione mondiale, ha una superfice ruvida, rigida e porosa ed è molto utilizzato in edilizia sia sfuso che agglomerato in pannelli.
Solo le estrazioni successive producono un sughero con una struttura liscia e regolare, compatta, elastica e perfettamente impermeabile. Il sughero gentile o sughero femmina è facilmente lavorabile e quindi più costoso. Il 60% di questo sughero viene utilizzato per la produzione dei tappi da bottiglia e il 10% per le calzature e gli accessori. Una volta staccato dalla pianta il sughero viene accatastato nei depositi dove viene separato in base alla qualità, il sughero femmina viene classificato e messo da parte per la lavorazione. Le parti di sughero gentile vengono messe ad asciugare da sei mesi a due anni, poi passano alla bollitura che elimina eventuali parassiti e rimuove il tannino e le sostanze idrosolubili contenute nella corteccia. Il sughero così pulito e appiattito viene raschiato: anche durante questa fase il materiale subisce un'ulteriore selezione dei pezzi con difetti. Il materiale scartato viene avviato alla macinazione in appositi mulini e diviso secondo le diverse granulometrie ottenute. Da questo granulato "biondo" (80-120 Kg/m3) si producono diversi tipi di pannelli che vengono cotti in autoclave e ridotti in lastre di diverso spessore.
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