Oziorrinco

Malattie piante

Oziorrinco

L'Oziorrinco è un insetto appartenente alla famiglia dei Coleotteri Curculionidi, di cui fanno parte più di millecinquecento specie.

di Redazione

11 ottobre 2016

L'Oziorrinco

L'Oziorrinco è un insetto che ha abitudini prevalentemente notturne. Durante la giornata se ne sta nascosto nei rifugi che ha scavato nel terreno, al piede della pianta, dai quali esce al crepuscolo. Da questi risale i tronchi delle piante lentamente, fino a raggiungere le foglie giovani, di cui si ciba. All'alba ridiscende dai tronchi fino ai rifugi. Anche le larve risultano essere molto dannose: come gli adulti vivono nascoste nel terreno, ma si nutrono delle radici di molte piante orticole, ornamentali e fruttifere.Il danno che provoca l'insetto è dovuto alla riduzione della capacità fotosintetica nelle piante colpite, a causa delle erosioni che provoca alle foglie. Inoltre, nelle piante ornamentali vi è anche un danno estetico, per le tipiche lesioni a mezzaluna che causa alle foglie.

Biologia

L'Oziorrinco passa l'inverno sotto forma di larva, mentre in primavera compaiono le forme adulte; tipicamente dal mese di maggio in avanti.La moltiplicazione avviene per partenogenesi, dalla quale si sviluppa una sola generazione. Attacca evonimi, cotoneaster, rododendri, lauroceraso, azalee, vite, fragola, olivo ed altre.L'adulto è lungo dai 5 ai 18 millimetri ed ha un capo affusolato a forma di rostro, corto e spesso. Il torace ha forma sferica e un addome ovale. Il corpo è di colore nero o bruno opaco, ricoperto da piccole setole.Le larve hanno la stessa lunghezza degli adulti e sono facilmente riconoscibili per la loro caratteristica forma a "C" che le contraddistingue. Hanno colore bianco, non possiedono zampe e hanno aspetto carnoso e capo sclerificato dal colore rosso chiaro.

Lotta all'Oziorrinco

L'Oziorrinco, per le sue caratteristiche, è un insetto difficile da combattere con la lotta chimica. Il primo ostacolo è il suo periodo di attività: la primavera e l'autunno, il secondo è il fatto che non di rado sono presenti su una singola pianta ospite anche più specie. La lotta chimica richiederebbe irrorazioni frequenti a base di prodotti chimici assai pericolosi; in un periodo in cui verrebbe sterminata anche la fauna utile. Al contrario, la lotta biologica, è una pratica in auge da tempo che ha dato e continua a andare buoni risultati. Innanzi tutto si può procedere alla raccolta (in orario notturno) degli animali. Si scuotono i rami dopo aver posizionato sotto di essi un telone aperto; gli animali caduti andranno successivamente elevati. Un altro metodo consiste nel posizionare fasce incollanti tutto intorno alla base delle piante, per poter catturare le larve durante il loro spostamento.

Domande frequenti

  • Come riconosco se le mie piante sono infestate dall'oziorrinco?
    Il sintomo principale è la presenza di lesioni a forma di mezzaluna sui bordi delle foglie, causate dagli adulti che si nutrono di notte. Le foglie appaiono quindi consumate parzialmente. Se l'infestazione riguarda le radici, visibili solo scavando delicatamente nel terreno, noterai danni alle radichette sottili, che possono portare a un generale deperimento della pianta, ingiallimento e arresto della crescita. Gli adulti sono coleotteri neri o brunastri lunghi 5-18 mm con un rostro caratteristico, mentre le larve sono bianche, senza zampe e a forma di 'C'. Poiché l'insetto è notturno, ispeziona le piante al tramonto o usa una torcia per individuarli nascosti.
  • Quali piante sono più soggette all'attacco dell'oziorrinco?
    L'oziorrinco è un insetto polifago che attacca numerose specie vegetali. Tra quelle ornamentali più colpite ci sono il lauroceraso, i rododendri, le azalee, i cotoneaster e gli evonimi. Nelle orticole e da frutto, la fragola è particolarmente vulnerabile, insieme alla vite e all'olivo. In generale, qualsiasi pianta con foglie tenere o radici superficiali può subire danni significativi. È importante monitorare attentamente queste specie, specialmente in primavera e autunno, periodi di massima attività dell'insetto. Se hai diverse di queste piante nello stesso giardino, la probabilità di un'infestazione diffusa aumenta considerevolmente.
  • È possibile combattere l'oziorrinco con metodi biologici efficaci?
    Sì, la lotta biologica è spesso preferibile a quella chimica perché l'insetto è attivo di notte e nascondiglio nel terreno, rendendo difficili le irrorazioni dirette. Un metodo meccanico efficace è la raccolta manuale notturna: posiziona un telo sotto la chioma e scuoti i rami; gli adulti cadranno e potranno essere raccolti. Un altro valido rimedio è l'uso di trappole a feromoni o fasce incollative applicate alla base del tronco per bloccare le larve mentre salgono verso le foglie. Inoltre, favorire la biodiversità attirando predatori naturali come uccelli insettivori o nematodi benefici nel suolo può ridurre drasticamente le popolazioni di oziorrino nel lungo termine.
  • Quando compaiono gli adulti e quando depongono le uova?
    Gli adulti emergono generalmente a partire da maggio, dopo aver passato l'inverno allo stadio di larva nel terreno. Sono attivi principalmente nella stagione primaverile e autunnale, ritirandosi durante i periodi di caldo intenso. La riproduzione avviene tramite partenogenesi, ovvero senza bisogno di fecondazione maschile, il che permette una rapida moltiplicazione della popolazione. Una sola generazione si completa nell'arco dell'anno. Le uova vengono deposte nel terreno vicino alle radici delle piante ospiti, dove schiuderanno dando vita alle larve che inizieranno subito a nutrirsi delle radici, causando danni spesso invisibili fino a quando la pianta non mostra segni di sofferenza.
  • Perché la lotta chimica contro l'oziorrinco è sconsigliata?
    La lotta chimica diretta è inefficace e sconsigliata per diversi motivi. Primo, l'oziorrinco è notturno e passa la maggior parte del giorno nascosto nel terreno o sotto residui vegetali, rendendo quasi impossibile colpirlo con irrorazioni fogliari. Secondo, poiché spesso coesistono più specie di coleotteri sulla stessa pianta, un trattamento ampio danneggerebbe irreparabilmente la fauna utile impollinatora e i predatori naturali. Terzo, l'uso di pesticidi forti richiede applicazioni frequenti, aumentando il rischio di resistenza e inquinamento ambientale. È quindi molto più sicuro ed efficiente affidarsi a metodi preventivi, meccanici e biologici.